Un granello di speranza, gli ebrei salvati ad Assisi

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Dopo l’8 settembre 1943 Assisi, risparmiata dai bombardamenti, fu scelta come luogo di asilo da un gran numero di profughi e sfollati (si parla di circa tre mila o quattro mila persone). Per far fronte alla situazione creatasi, si formò un comitato destinato ad occuparsi di procurare asilo, cibo e vestiti agli sfollati. Parallelamente sorse, segretamente, un altro comitato nato con il preciso scopo di salvare e offrire protezione agli ebrei (trovarli in qual gran numero di profughi non sarebbe stata affatto facile).

Il comitato segreto fu guidato dal coraggio e dalla dedizione dell’allora vescovo di Assisi Placido Nicolini che si assunse in prima persona la responsabilità di offrire ricovero agli ebrei in fuga. Nicolini fece aprire le porte di monasteri, conventi e sfidò gli ordini di clausura “costringendoli” ad aprire le loro porte per ospitare i profughi. Talvolta egli stesso si faceva muratore, nascondendo nei grandi sotterranei del vescovado oggetti, libri sacri e ricordi di famiglia in vani che egli stesso murava. Il vescovo Nicolini si avvalse dell’importante collaborazione di don Aldo Brunacci, all’epoca ventinovenne, che si prodigò nell’organizzazione clandestina indirizzando i rifugiati ebrei nei vari monasteri e conventi.  Il 15 maggio 1944 don Aldo venne arrestato e condotto a Perugia, fu liberato solo grazie all’intervento dell’arcivescovo di Perugia con la promessa di non far mai più ritorno ad Assisi. Poté tornare solo dopo la liberazione di Assisi da parte degli alleati.

In questa coraggiosa storia dobbiamo ricordare anche altre figure eroiche: Padre Rufino Nicacci, Padre guardiano del Convento di san Damiano, responsabile logistico del Comitato. Luigi e Trento Brizi che non esitarono ad offrire la loro piccola tipografia di Assisi.  Con grandissima audacia allestirono una vera e propria stamperia segreta per produrre foto e documenti falsi necessari ad aiutare gli ebrei. Attingendo all’elenco telefonico di Roma, presero a caso i cognomi da assegnare, scegliendo, invece, come città di provenienza solo quelle del sud d’Italia dove erano già sbarcate le truppe alleate, diventando perciò impossibile per i tedeschi effettuare le opportune verifiche.

Non si deve dimenticare anche l’ufficiale tedesco che si prodigò per salvaguardare Assisi dai bombardamenti: l’ufficiale medico colonnello Valentin Muller, innamorato a tal punto di Assisi da spendere tutte le sue energie nel salvarla in ogni modo. Muller sapeva bene che, secondo la Convenzione di Ginevra, in una città ospedaliera non potevano esservi truppe operanti. Riuscì a realizzare un terzo Ospedale militare, godendo della collaborazione del vescovo Nicolini, che offrì l’uso del Seminario Regionale e, ottenendo perciò, lo sgombro dei reparti militanti. Quando i feroci reparti delle SS in ritirata furono pronti a entrare con la forza ad Assisi, Muller stesso li scacciò dalla città. Grazie a Muller non solo le SS non entrarono mai ad Assisi ma la città di san Francesco fu risparmiata dai bombardamenti alleati. Un ufficiale tedesco che respinse le truppe tedesche.

Va ricordata anche la figura di Arnaldo Fortini avvocato e capo dell’Amministrazione Comunale durante tutto il ventennio fascista. Si spese nel risparmiare Assisi dai bombardamenti ma, soprattutto, Fortini era parte integrante e attiva del famoso comitato che salvò gli ebrei.

In questa storia c’è anche uno sportivo molto famoso: il grande Gino Bartali. Lo conosciamo tutti come il grande ciclista che è stato, eppure, tra il ’43 e il ’44 Bartali, con la scusa degli allenamenti, percorreva in bicicletta, naturalmente, i chilometri che separano Firenze da Assisi. Qui faceva visita alla famosa tipografia segreta della famiglia Brizi. Una volta raccolti i documenti falsi e foto, nascondendoli nella canna e nel manubrio della sua bicicletta, tornava a Firenze per consegnarli al vescovo che li distribuiva ai clandestini ebrei.  Bartali rischiò moltissimo e, nell’autunno del ’43, quando i controlli della polizia fascista si fecero più pressanti, rischiò di essere scoperto: venne ispezionato ma non venne mai controllata la sua bici. Si salvò ma, se fosse stato scoperto, sarebbe andato incontro alla fucilazione.

Questa storia rimase nascosta per molto tempo perché Bartali diceva che «il bene va fatto ma non bisogna dirlo».

Grazie al coraggio di Bartali si salvarono oltre ottocento persone mentre il granello di speranza seminato ad Assisi produsse la salvezza di circa trecento uomini e donne.

Molti di quei sopravvissuti ricordarono spesso che ad Assisi, pur in quei giorni così angosciosi, si respirò un clima di dialogo tra religioni, comunione e rispetto, in nome del comune amore per l’essere vivente e la vita.

Nel 1977 il vescovo Nicolini, don Aldo Brunacci, padre Rufino Nicacci, i tipografi Luigi e Trento Brizi ricevettero l’onorificenza di Giusti tra le nazioni dall’istituto Yad Vashem di Gerusalemme stessa onorificenza venne concessa al grande Gino Bartoli nel 2013 perché, come dice il Talmud, “Chiunque salvi una vita, salva il mondo intero”.

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